17 gennaio 1995, h. 5.46

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20 secondi.. Cosa sono 20″? Niente.. se paragonati ad una giornata, a un anno, a un mese, alla vita intera. Non saremmo nemmeno in grado di dire cosa riusciamo a fare in così poco tempo, probabilmente… Forse solo chiudere una porta, trovare le chiavi nella borsa, cambiare canale..? Eppure a volte, anche se non ci pensiamo mai, 20″ possono essere interminabili, a volte sono abbastanza per dare una sterzata alla nostra vita, a volte sufficienti per sconvolgere l’esistenza..

Sono le 5.45 del 17 gennaio 1995 e Kobe, in buona parte, dorme ancora, complice il buio della notte che avvolge la città. Qualcuno inizia a intravedersi, girare per le strade illuminate dalle luci dei tanti negozi aperti 24 h, qualcun’altro è già in treno con gli occhi semi chiusi, la testa appoggiata al finestrino in cerca ancora di un’ ora di ristoro, molti, forse, si stanno rigirando nei loro futon. Sembra l’inizio di una tranquilla mattina come tante.

Ore 5.46.

La natura si affaccia prima del sole all’alba di questo giorno, con tutta la sua irruenza, la sua forza innata, che niente può contrastare.

Un boato, un’ oscillare fortissimo e incessante, rumore di cose rotte che cadono schiantandosi al suolo..e poi..il silenzio. Una città, intere aree circostanti, paesi quasi interamente distrutti, aperti in due, dilaniati fin nelle loro viscere più profonde. 6434 morti di cui oltre 4000 nella sola città di Kobe, oltre 300.000 sfollati. Tutto in meno di un minuto. Soli 20 secondi, perché di tutto quello che c’era non restasse più nulla..

È l’Hanshin Awaji daishinsai 阪神淡路大震災. Il grande terremoto di Kobe. 7.3° sulla scala Shindo (ovvero la scala giapponese che misura l’intensità del terremoto in un determinato punto). Hiro ricorda ancora gli incendi immediatamente divampati in varie zone della città, come tutto cadesse per sfracellarsi al suolo..

Questo enorme terremoto ha ulteriormente, e radicalmente, cambiato l’approccio del Giappone -allora già attrezzato, anche se forse non abbastanza- verso emergenze di questo tipo. Cambio di rotta essenziale per altre gravi situazioni che avvennero in seguito.

Dieci anni dopo, Kobe era già rinata, moderna, pulsante di vita, piena di negozi, ristoranti, insegne colorate e luci al neon.

Quando sono arrivata quì, ormai quasi un anno fa, sapevo di venire in un paese disgraziato. Non ci facciamo mancare nulla da queste parti. Centrali nucleari, tifoni, terremoti, vulcani… Pochi mesi dopo che arrivai, ci fù un grande terremoto nel Kyushu. Anzi due, la prima di circa 6° shindo, e la seconda di oltre 7..in meno di 48 h.. Anche lì fù terribile, ma il progresso, portato dell’incubo di ciò ch’è stato anni prima, ha aiutato a non rendere una situazione già difficile ben più dura.

È in momenti come questi, quando ti trovi in un paese che sai, attendere costantemente l’imprevedibile Nankai, quando le tue giornate scorrono nella stessa città dove, la sera prima, un folle ha deciso di farsi esplodere in nome di chissà quale Dio, é allora che inizi a capire davvero, cos’è, cosa vuol dire, quella paura che ti attanaglia le gambe e non ti farebbe mettere il naso fuori, nella speranza che già solo questo possa bastare, o che ancora ti porterebbe lontano, che butterebbe la tua vita in uno zaino e via, lontano da lì. É la stessa paura a cui sai però, di non poterla dar vinta.

Tre giorni fa, l’anniversario della catastrofe ch’è stata l’hanshin Awaji daishinsai. Proprio mentre in Italia se ne stanno consumando altrettante..

Sono passati 22 anni da allora e come consuetudine, per non dimenticare, una cerimonia di commemorazione è avvenuta nella giornata del 17. Un minuto di silenzio alle 5.46 del mattino, accompagnato da una miriade di candele accese in canne di bambù.. Il tutto ripetuto poi alle 17.46.

Sono andata ad Higachi Yuenchi Park, ma non sono rimasta ad attendere il minuto di silenzio, perché ero con Haruki che di sicuro tutto avrebbe fatto, meno che restare lì tranquillo. Era metà pomeriggio e le canne di bambù erano rimaste illuminate dalla mattina, un silenzio solenne regnava già nel parco e una fiumana di gente continuava ad arrivare, per accendere una candela, fare una preghiera o lasciare un messaggio…

Un pensiero va a tutte le vittime di questa e di tutte le grandi tragedie del mondo, per mano dell’uomo o della natura che sia. Uno ancor più speciale non posso che mandarlo all’Italia, a tutti coloro che sono rimasti vittime degli ultimi terremoti del 2016, e ancora, a coloro che lo sono in questi giorni, tra il terremoto nel centro e l’emergenza climatica, a chi ha perso qualcuno sotto quella maledetta slavina all’hotel… che tutte queste anime siano come foglie che volano libere e leggere nel vento.

**Le foto del terremoto sono prese da internet**

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2 pensieri su “17 gennaio 1995, h. 5.46

  1. serena ha detto:

    non saprei come commentare quello che hai scritto ma dico solo speriamo che le vittime di quel terremoto e di tutte le catastrofi che come dici tu succedono per mano della natura e dell’uomo stesso CHE DIO APRA LA SUA MANO E FACCIA APPOGGIARE TUTTE QUESTE PERSONE E LE CULLI NEL SONNO ETERNOI visto che per ora si sono addormentate….

    Mi piace

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