IL GIAPPONE OSCURO: hikikomori  引き籠もり 

Ed eccomi di nuovo qui, a raccontarvi qualche lato poco conosciuto di questo paese. No.. non mi ero dimenticata di questa “sezione di articoli”, ma tra il mio viaggio in Italia con rientro in periodo prenatalizio e quanto ne consegue, in questi ultimi due mesi ho finito col dedicare meno tempo di ciò che avrei voluto a questo blog..

Beh.. ora vi starete chiedendo “chi sono?”.

Hikikomori significa “isolarsi, stare in disparte”. Spiegazione questa, decisamente poco esaustiva per un fenomeno che, iniziato in Giappone prima della diffusione dei computer (informazione da non sottovalutare), oggi inizia a espandersi fortemente anche in altri paesi, Italia compresa. Si tratta di persone che, a un certo punto della loro vita, decidono di ritirarsi totalmente dalla società e vivere confinati fra le pareti di una stanza (attenzione, ho scritto stanza..non casa, perché della propria stanza si tratta). Ad esempio interrompono percorsi di studio, rapporti lavorativi, personali e quant’altro. Sono molti, i genitori di giovani hikikomori che non riescono più ad avere un dialogo, in quanto viene costantemente rifiutato. 

Secondo delle stime recenti del governo nipponico, si pensa che nel Sol Levante ci siano tra i 500.000 e 600.000 casi. Questo appare però, un numero non esaustivo, in quanto tale sondaggio ha preso in considerazione solo la fascia di età dai 15 ai 39 anni. Bisogna inoltre considerare che lo stato giapponese, tra le sue linee identificative, riconosce come hikikomori solo colori che sono completamente isolati da almeno 6 mesi, senza più alcun contatto esterno, tralasciando quindi chi, magari,non è ancora sprofondato completamente in questo abisso, o comunque, non ancora ai livelli più gravi.

Già.. 15 anni.. È purtroppo un fenomeno molto diffuso fra i giovani, che indicano come maggior periodo critico il termine degli studi, in una società che vede al centro di tutto il gruppo, e che per cultura, tende ad investire e caricare l’individuo di aspettative sociali. 

Per un genitore qui, avere un figlio hikikomori è considerata una vergogna, qualcosa di cui evitare di parlare.

Spesso si è erroneamente portati a collegare tale fenomeno a una forte depressione, o una dipendenza con tutto ciò che c’è d’informatico. Nulla di tutto questo. Nel 2013 il Ministero della Salute giapponese ha stabilito che NON si tratta di una malattia, come invece è considerata la depressione. Il fatto poi, che si sia sviluppato quando ancora non esistevano i computer, fa intendere quanto una dipendenza informatica non sia la causa scatenante, come invece troppo spesso si è portati a pensare… Al massimo, la si potrebbe considerare solo una delle conseguenze di questo isolamento, in quanto in tantissimi casi, internet, diventa l’unico spiraglio ancora aperto con il mondo esterno. Perché di fatto, dobbiamo realmente pensare a una persona che si chiude nella sua stanza a vita, o in ogni caso per mesi se non svariati anni, senza fare letteralmente null’altro.. 

Delineare le vere motivazioni che sfociano poi in questo fenomeno non è semplice. Certo è che tutte le aspettative sociali, vissute un po’ come una costrizione, in una società che XY si aspetta e ti chiede, e tu che XY devi fare per essere normalmente accettato, hanno un forte impatto nello sviluppo di questo fenomeno. Così per molti l’isolamento diventa forma di ribellione.

In Italia è anche nata un associazione volta a comprendere questo mondo “Hikikomori Italia”, di cui vi lascio il link. Qualora siate curiosi di capirne di più cliccate qui Hikikomori Italia.

(A tal riguardo si trovano anche diversi libri).

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