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NUOVO SITO!!

Cari amici vi scrivo questo brevissimo post per dirvi che il blog ha appena traslocato!!! 😊

Per ciò vi aspetto con una veste tutta nuova su Il profumo del tatami. Non dimenticate di seguire anche la pagina Facebook e il profilo Instagram!!

Mi raccomando, fate attenzione, perché l’indirizzo web del sito ora è cambiato, per ciò registrate la vostra mail, così da non perdervi i futuri post, che altrimenti non potrete più ricevere.

Spero di ritrovarvi presto dall’altra parte. Tante altre novità ci saranno a breve.

Buona lettura e grazie per avermi seguito fin quí.

Veronica

Ilprofumodeltatami@yahoo.com

http://www.ilprofumodeltatami.com

IN GIAPPONE COI BAMBINI – PICCOLI ESPLORATORI ALLA SCOPERTA DEL MONDO

Recentemente mi hanno chiesto info per un viaggio qui coi bimbi, per ciò, sebbene non fosse fra le mie idee principali (chissà, forse sbagliando??) , ho deciso di fare questo post, per dare qualche indicazione magari utile o qualche spunto per altre idee.

Il Giappone è un paese baby/kids friendly, lo si vede bene già dalla facilità con cui si trovano aree per il cambio e allattamento, piuttosto che dai tantissimi ristoranti che offrono il menù bambino con regalino annesso.

Cose queste che – insieme alla presenza costante degli ascensori che lasciano ai binari nelle varie stazioni – ho apprezzato appena arrivata e continuo ad apprezzare sempre moltissimo. Il non dovermi caricare il passeggino in spalla per andare a prendere il treno, come accadeva sempre a Parigi, o il non dover pensare a che giro fare, come a Milano, per incrociare le uniche metropolitane dotate di ascensori, sperando anche fossero funzionanti, è una gran cosa, non c’è dubbio.

Per ciò, tornando a noi, se vi state preparando a visitare questo paese con dei piccoli esploratori, non abbiate alcun timore, i passeggini quí, in generale, sono ben accetti! Ciò non toglie che sia utile partire anche con un marsupio, o fascia baby wearing, per i più piccoli. Al riguardo infatti, tenete conto che visiterete senz’altro diversi templi, dove capita spesso d’imbattersi in scalinate. In alcuni posti comunque hanno un deposito passeggini all’ entrata.

Per i newborns, le baby room sono attrezzate anche di distributori di acqua calda per il biberon, oltre che ovviamente di fasciatoi, e stanze allattamento. A proposito di breastfeeding, quí non vedrete mai nessuno allattare a seno nudo, ci si copre sempre.

I prodotti per neonati, come pannolini , omogeneizzati e pappe varie, latte in polvere & Co NON li troverete mai nei konbini (konbini: Lawson, family mart, 7eleven), a parte forse in quelli aeroportuali o all’interno degli ospedali. Questi prodotti sono acquistabili nei grandi supermercati come “Aeon” oppure “Izumiya”, o nelle catene di negozi per bambini – Toysrus, Baby’s rus, Akachanhompo e Nishimatsuya – che vendono solo prodotti per l’infanzia.

Se venite in estate ricordatevi assolutamente qualcosa di leggero a manica lunga, perché lo sbalzo tra gli ambienti chiusi e l’esterno è davvero notevole a causa dell’aria condizionata usata veramente al massimo, Spesso sembra di essere in una cella frigorifera.

Ora arriva la parte divertente! Numerosi sono i playgrounds indoor e outdoor nelle varie città. Se ne trovano gratuiti, a pagamento, piccoli, grandi, belli, brutti… Insomma di ogni tipo! Pronti a prendere nota?

Una catena di playgrounds, che quindi non faticherete a trovare in diversi posti come Tokyo, Kobe e Osaka sicuramente, è “Kid o Kid” (a pagamento). Ha grossi spazi con giochi di vario tipo, dalle piscine di palline, strumenti musicali, pareti magnetiche ecc. A Kobe, nella zona di Harborland (zona Port Tower, esattamente davanti al centro commerciale UMIE, stazione JR “Kobe”) troverete anche il centro per l’infanzia “Kobekkoland“. Si tratta di un palazzo di oltre 5 piani, tutto dedicato ai bambini, anche lí giochi vari, la biblioteca per i piccoli, la stanza della musica con strumenti veri a disposizione dei bambini di ogni età, che si vogliono improvvisare musicisti con chitarre, pianoforte, tastiere, batteria, bonghi, maracas, triangolo, xilofono e molto altro, il tutto rigorosamente VERO!! In più, sempre quí, periodicamente si svolgono diversi laboratori, a partire dai 3 anni di etá in poi, come pittura, origami, cucina (c’è un vero laboratorio di cucina per piccoli) ecc. Questo spazio, oltre a essere ad ingresso gratuito, è aperto tutti i giorni mattina e pomeriggio. Sempre lí vicino, in fondo alla via, a ridosso del porto e sotto la ruota panoramica, il museo di Anpanman (presente anche a Yokohama), con tanto di piccolo centro commerciale dedicato a questo personaggio dei cartoon, molto amato dai bimbi giapponesi, mio figlio compreso. Sotto l’anno l’ingresso è gratuito, dopo di ché 1500¥ a testa indipendentemente dall’età per il museo pieno di spazi gioco, mentre per il mall l’ingresso è gratuito.

A Tokyo oltre al famosissimo Disneyland, potrete perdervi (sí, anche voi, perché i suoi meravigliosi film sono amati da tutti, grandi e piccini!) nell’affascinante mondo di Hayao Miyazaki, con una bella gita allo Studio Ghibli. Mi raccomando ricordatevi di prenotare con largo anticipo i vostri biglietti, dato che in loco non sono acquistabili e esauriscono in fretta. Altro posto dove i bambini dai 5/6 anni in sù potranno divertirsi in maniera attiva è Kidzania. Quí si tufferanno, attraverso il gioco, alla scoperta dei “lavori da grandi” diventando piloti, pompieri, maestre, poliziotti, dottori ecc per un giorno. Una visita interessantissima la merita anche il museo delle scienze marine – Fune no Kagakukan (ch’è poi anche il nome della stazione, esattamente sulla linea Yurikamome), a forma di nave gigante, sito ad Odaiba. Sempre in questa zona troverete una delle più grandi ruote panoramiche del mondo, il famoso Rainbow Bridge e la sua passeggiata da cui vedere una Tokyo spettacolare di sera, con una miriade di luci. Inoltre, lì ad Odaiba c’è il parco divertimenti al coperto più grande di tutto il Giappone, il Tokyo Joy polis. Per gli amanti dei giochi elettronici una tappa d’obbligo è il Sony Building di Ginza. Non dimenticate poi lo zoo del parco di Ueno, con tantissime specie animali e volendo, per qualche ora diversa dal solito e lontana dal mondo dell’animazione&co, in città trovate anche il Guinness Record Museum.

Invece Tama – Kawasaki è perfetta per gli amanti di Doraemon e Hello Kitty. Il primo è un museo con anche spazi gioco, raggiungibile con shuttle bus dalla stazione “Noborito” sulla Odakyu line, oppure JR Nanbu line. I biglietti d’ingresso sono acquistabili presso i konbini Lawson. Il secondo invece è raggiungibile in circa 30 minuti da Shinjuku. Per ogni dettaglio guardate i siti linkati.

Un altro bel giro può essere Nikko. Quí potrete fare un tuffo nel passato, alla scoperta della storia giapponese, esattamente nel periodo Edo (1603-1868, anche noto come era Tokugawa) , col parco tematico e didattico Edo Wonderland Nikko Edo mura. Curiosi di vedere come si viveva all’epoca o saperne di più sui ninja? Ecco il posto giusto!

A Osaka vi cito un altro mega parco divertimenti, gli Universal studios Japan anche se tenete presente che non sono affatto economici… Purtroppo aggiungo! I bambini cominciano a pagare dai 4 anni e per loro l’ingresso costa circa 5000¥…inutile dirvi che per gli adulti è ben più alto. Troppo dispendioso? Allora potete optare per l’acquario, uno dei più belli del Giappone, o il museo della scienza – Osaka Shiritsu Kagakukan pensato e progettato apposta per i bambini, sull’isola di Nakanoshima, su 4 piani e interattivo!

Che dire… Mi sembra ne abbiate per tutti i gusti, no??! Ovviamente ci sono anche altre cose, ma non finirei più di scrivere.. E poi.. Godetevi anche un po’ di Giappone tradizionale, perdetevi nel labirinto di questo paese e fra le strade più zen di Kyoto.

Buon viaggio e a presto!

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DI TANABATA E L’ESTATE GIAPPONESE

 梅雨 “tsuyu” siamo un po’ in ritardo quest’anno ehh.. Quando arrivi?? Chiariamoci, se fosse per me questa volta, il classico mese d’acqua potresti anche risparmiarcelo, eeehhh..ma poi.. ch’estate ancor più terribile ci aspetterebbe!!

La stagione delle piogge è iniziata tardi quest’anno. A metà giugno non aveva ancora fatto realmente capolino e io sentivo già l’odore dell’estate.. forse complici i 30°, i vestiti più leggeri, i primi ombrelli per ripararsi dai raggi solari.. tutte cose comparse già da un po’.. . A parte un paio di giorni di forte pioggia, poi ci sono state solo splendide giornate di un sole abbagliante, accompagnato dal dolce fruscio del vento. Così, è stato, fino alla fine del mese scorso.

Già.. perchè l’estate giapponese, a parte per questo splendido cielo azzurro terso, sa essere veramente insopportabile… Io ho già quasi troppo caldo ora, che ancora la vera afa non è arrivata. In molti scelgono questo periodo, spesso agosto, per venire alla scoperta del Sol Levante. Bisogna però dire che, proprio il clima non lo rende il momento migliore. Si boccheggia sotto un sole cocente e un tasso d’umidità altissimo, il tutto alternato a condizionatori spesso al massimo sui mezzi di trasporto o nei negozi – che quasi pare inverno tanto è il freddo –  e ghiaccio a più non posso ovunque, in ogni bevenda, persino nei bicchieri dei bimbi, serviti nei ristoranti. A ciò si uniscono le miriade di accessori, e prodotti venduti, per tentare di trovare un po’ di sollievo all’estate nipponica. Sì, perchè quì, in tal senso, siamo organizzatissimi.. abbigliamento vario ANTI UV,  ombrelli ANTI UV, come pure prodotti per la pelle, salviette e spray refrigeranti, foulard refrigeranti, spray solari che abbassano la temperatura corporea ecc.. ce n’è per tutti i gusti!

Per cui.. se mi aspettano solo mesi improponibili per il tanto caldo, cos’ha di bello questo periodo? La stagione estiva quì, odora più del solito di matsuri 祭り, yukata 浴衣, allegria, folklore, fuochi e chioschi di cibo che riempiono le strade, i parchi e perchè no? I templi! È un tripudio di colori e odori, che viaggiano sui vestiti tradizionali e lungo le bancarelle di leccornie e giochi per bambini. Le mattine, che iniziano col suono delle cicale a fare da sottofondo alle mie giornate. Poi… vivo sul mare… certo.. lo so, non è il nostro concetto di mare che si respira quà. La gente va in spiaggia quanto più coperta possibile e così fa il bagno, di bikini se ne vedono pochi e niente, tant’è che la maggior parte dei costumi giapponesi mi riportano alla mente delle mute o i costumi usati dai popoli nordici per evitare di ustionarsi, più che i costumi a cui siamo abituati noi. Ovvio, dovrei aggiungere.. la gente che va al mare..perchè non lo guardano con la stessa boccata d’ossigeno con cui lo guardiamo e agoniamo noi. Non dimenticatevi infatti che, i giapponesi, non amano abbronzarsi ad esempio. Allo stesso modo, non è il mare della Sardegna, Calabria o chissà quale altro splendido posto… però, voglio guardare il bicchiere mezzo pieno. In fondo io sono io, libera da qualsiasi stereotipo socio-culturale, nulla m’impedisce di salire sul primo treno utile e correre in spiaggia, a imbrattarmi di sabbia, fra un secchiello e una paletta, con i miei due gnometti di casa.

E a proposito di matsuri, feste e folklore, proprio ieri era la festa di Tanabata 七夕, la festa delle stelle innamorate, di un’ amore eterno che ha origini in tempi lontani. Questa leggenda a me piace moltissimo, per ciò ve la voglio raccontare.

Anticamente sulle sponde del fiume celeste, la via lattea, viveva Tentei, sovrano di tutti gli dei e imperatore del cielo. Sua figlia, Vega, passava tutto il suo tempo a tessere vestiti pregiati per le divinità, senza fermarsi un attimo. Lavorava talmente tanto che non le restava nemmeno il tempo di pensare a sé o ai suoi interessi. Così, diventata adulta, fù il padre a sceglierle un marito. Un mandriano di nome Altair, anche lui non faceva altro che far pascolare i suoi buoi, da una parte all’altra del fiume celeste. I due s’innamorarono perdutamente e finirono per trascorrere ogni attimo insieme, tralasciando quindi i loro doveri. I buoi si ritrovarono abbandonati e gli dei senza vestiti. Tentei, furibondo, decise di punire i due sposi, che da quel momento avrebbero dovuto condurre vite separate. Fù così che dalla via lattea creò due sponde, senza alcun collegamento l’una con l’altra. Ciò nonostante Altair continuava a pensare intensamente a Vega e non si occupava del suo lavoro, allo stesso modo lei, pensando costantemente al mandriano non aveva ripreso a cucire i vestiti. Il sovrano allora, disperato e commosso, con l’approvazione degli altri dei disse: 

Se ritornerete ad occuparvi delle vostre attivitá rispettando i vostri doveri, resterete divisi dalle sponde del fiume celeste per un anno intero, però vi sarà permesso d’incontrarvi una sola volta, nella notte del settimo giorno del settimo mese dell’anno.

Allora Vega e Altair ripresero a lavorare sodo, sperando di potersi riabbracciare presto. Così, una volta all’anno, ogni 7 luglio, i due innamorati attraversano la via lattea per abbracciarsi ancora nel cielo stellato.

E voi, ieri sera, avete visto l’abbraccio di Vega e Altair, alzando gli occhi al cielo?

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APRILE DI SAKURA 桜 E NUOVI INIZI ASPETTANDO TE

E anche questo aprile, un po’ uggioso e grigio, se n’è andato… è un mese tanto atteso da molti, quì ma non solo. Me inclusa. Fortemente “agoniato” anche dai tanti turisti, e sognatori di Giappone, che non vedono l’ora di ritrovarsi in volo ad alta quota, per godere degli splendidi paesaggi che questo posto sa offrire, con lo sbocciare della primavera.

È il mese della fioritura. Del Giappone che si risveglia dal suo leggero e freddo torpore invernale, colorandosi delle più svariate tonalità di rosa. È il mese degli hanami 花見, i famosi pic nic all’ombra dei ciliegi, che riempiono i parchi di una fiumana di gente che, in Italia, possiamo appena immaginare. Ondate di allegria e saké 酒 davanti a un bento 弁当 (avete presente i tipici “pranzi al sacco” portati in quei contenitori di diverse forme che si vedono nei cartoni giapponesi? Ecco, proprio quelli!) acquistato al konbini, o a volte, portato da casa per godersi in compagnia lo spettacolo della natura.

È il mese dei “nuovi cicli”, dei nuovi inizi. Dei migliaia di ragazzi che, ogni anno, terminano il loro percorso di studi e si buttano nel mondo del lavoro. È il mese “simbolo, start up” dei nuovi contratti professionali. Centinaia e centinaia sono le aziende che si preparano ad inglobare, nella loro dipendenti, volti nuovi, ogni anno, proprio in questo periodo. Scandisce una perfetta divisione del tempo. L’anno scolastico che ricomincia, nuove assunzioni, gli orari dei mezzi che cambiano, l’apertura del nuovo anno fiscale ecc.. È un nuovo ciclo che inizia. Per me preludio “solo” di un altro cambiamento tanto prossimo, quanto atteso e desiderato.

Questo è il secondo anno che riesco a fare hanami (letteralmente “guardare i fiori”). Purtroppo, come accennavo in apertura di questo post, è stato un mese “strano” metereologicamente parlando, dove il grigiore e la pioggia l’hanno fatta spesso da padrone. Se avete visto la pagina facebook del blog, avrete sicuramente notato le foto dei ciliegi, ve le ho messe anche se non mi hanno soddisfatto, proprio perché la luce che c’era non gli rendeva giustizia. Tutta quell’acqua ha portato presto la sfioritura, per cui in pochi giorni già diversi alberi hanno cominciato a perdere i loro splendidi petali, facendosi via via sempre più verdi. Ed ecco un tappeto rosato a ricoprire l’asfalto. Mi sono dovuta accontentare poi, di scatti di fortuna, rubati agli ultimi alberi trovati casualmente, girando per la città, ancora nel loro pieno splendore. In effetti è così che ho visto i più belli quest’anno, per caso.

Il fiore del ciliegio è forse uno dei simboli giapponesi più noti, che rimanda alla bellezza effimera delle cose e con la sua fioritura di breve durata, ricorda il naturale e meraviglioso processo della vita che nasce, per esser condotta al massimo del suo splendore, come lo sono i Sakura, tanto impeccabilmente perfetti, quanto fragili ed effimeri come sa esserlo l’esistenza.

E intanto anche maggio è iniziato… il MIO mese tanto atteso… La Golden Week, lungo ponte pieno di festività, fra Koinobori 鯉のぼり, le bellissime carpe variopinte e di tante grandezze svolazzanti in cielo in onore della festa dei bambini, i molteplici eventi nei parchi, anche tutto ciò sta volgendo al termine. Sono passati in fretta questi mesi e altrettanto velocemente stanno trascorrendo anche questi ultimi giorni..

Il mio nuovo cambiamento deve ancora arrivare, ma so che non tarderai tanto ad affacciarti al mondo, per sconvolgere ancora una volta la mia vita, la mia calma e a volte piatta routine quotidiana, e le mie notti, e non solo le mie.. con le tue continue richieste di attenzioni e bisogni, che solo i tuoi pianti saranno in grado di esprimere… forse pochi giorni o qualche settimana al massimo e poi anche tu, finalmente, dopo tutta questo attendere fatto d’ immaginazione, sboccerai di luce, perfezione e amore puro.

Ormai in attesa solo della tua voglia di conoscere questo posto a te ancora estraneo, con la valigia pronta all’ingresso e piena di minuscoli vestitini, mi auguro di riuscire ad essere la guida che meriti…per te e per il tuo piccolo grande fratellino, che ormai ti chiama a gran voce da mesi e che mi sistema la maglietta se vede la pancia scoperta, perchè altrimenti prendi freddo…

A voi auguro il meglio che la vita vi possa donare, ma so che non sarà solo quello, perché non è così l’esistenza di nessuno.. Nonostante ciò, noi saremo sempre lì, vigili, ma silenziosi spettatori, dietro le vostre spalle e camminate incerte, per sorreggervi quando cadrete e tendervi la nostra mano, come un porto sicuro, anche quando inciamperete nei vostri errori, come il faro, che nella notte più cupa illumina l’acqua, creando bagliori e riflessi di luce ad illuminarne la via.

Aspettando te…

IL GIAPPONE OSCURO: Ningen johatsu 人間蒸発, gli evaporati giapponesi.

Questo era l’ultimo post della serie “il Giappone oscuro” a cui avevo pensato mesi fa, quando iniziai a scrivere questa sezione. A suo tempo mi ero riproposta di finirla in alcune settimane, ma per motivi diversi ho impiegato più tempo. 

Ad ogni modo.. chi sono i ningen johatsu? Pochi conoscono questo fenomeno, seppur sia di vecchia data. Quanto meno per la mia esperienza, ho notato che non tutti gli appassionati di questa cultura sanno di cosa si tratta. Forse complice anche il fatto che, in rete, non si trovano molte informazioni e in Italia, anche cercando libri al riguardo, sembra non esserci nulla. L’unico testo che sono riuscita a trovare in questi anni è stato alla Junkudo di Parigi, quello delle foto sotto.

Evaporazione.

L’estate scorsa ero in giro con amici italiani che mi vennero a trovare. Stavamo camminando all’interno di una stazione, ad Osaka se la memoria non m’inganna, quando notarono, un po’ stupiti, un muro pieno di annunci “MISSING”. Ovviamente non posso dire se tutte quelle persone fossero volutamente evaporate o meno, chissà, forse parte di loro, o forse nessuno.

Io stessa scoprii questo concetto anni fa, leggendo un interessante articolo sulla rivista “Internazionale” uscita n.816 del 2009 (qualora qualcuno fosse interessato a leggerlo, può acquistare il numero online sul sito della rivista). 

Mi lasciò stupita.

Sono uomini, donne, a volte famiglie intere, che per i motivi più disparati decidono di “evaporare”, di scomparire improvvisamente nel nulla. Spesso è gente che si è indebitata, altre che ha perso il lavoro e a causa del troppo orgoglio, vergogna, integrità morale tipica di questo popolo o come altro vogliamo definirla,  piuttosto che tornare a casa e dire alla propria famiglia “sono stato licenziato/a”, preferisce andare via e non tornare più, sparire, così, come per magia, da un momento all’altro, senza lasciare traccia alcuna.

Diversi sono i casi di chi ad esempio è uscito una mattina, salutando i suoi cari prima di “andare a lavoro” e poi non ha mai più fatto ritorno. Ancora diversi, quelli che sono usciti con una scusa banale, come può essere il semplice pacchetto di sigarette, ma dopo di chè la moglie e i figli non ne hanno più avuto notizie.

È un fenomeno diffuso fin da epoche antiche, tanto quanto clandestino. Sembra che in Giappone la legge riconosca agli adulti il diritto di scomparire, ma al tempo stesso, lessi essere oggetto di un mercato nero fiorente. “Nero” per le ovvie ragioni che si possono immaginare, motivo per cui sovente, chi decide di fuggire non registra la propria presenza presso il nuovo comune, perdendo totalmente la propria identità ed ogni diritto.

“Si effettuano traslochi”. Sembrerebbero recitare alcuni avvisi, posti al calar delle tenebre al di fuori di normalissime società. Perché i traslochi degli evaporati spesso, si effettuano di notte, quando tutto risulta meno evidente e non alla luce del sole.

È gente che spesso resta nelle grandi città come Tokyo 東京, talmente grandi e sovraffollate da riuscire comunque, pur essendo magari la stessa località dove si è sempre vissuto, a garantirgli “anonimato”. Lì esiste un quartiere che, a cercarlo oggi sulla mappa non si trova più, questo volutamente, per cercare di rivalutare (o forse bisognerebbe dire cancellare?) l’immagine che quella zona aveva assunto con gli anni, sede di senza tetto e crimini vari. Questa è Sanya 山谷. Pare che anche chiedendo informazioni su dove si trovi, esse risultino sempre confuse, poco chiare, poco precise.

Altri invece prediligono rifugiarsi in luoghi a volte più distanti ed isolati, alcuni si dirigono verso le pendici del Fuji 富士山, dove secondo le antiche credenze popolari e letterarie, le onsen venivano assoassociate agli evaporati, che andavano lì a purificarsi del loro passato e delle loro colpe con i vapori di questi luoghi. 

Molti diranno che in fondo, di gente che decide di sparire nel nulla, così, all’improvviso, n’è pieno il mondo in ogni dove. Senz’altro é vero, ma ciò che a mio avviso può stupire é l’organizzazione che vi è dietro, il fatto stesso che si trovino “agenzie di traslochi”, seppur lavorino nell’ombra e ancora, il fatto stesso che sia riconosciuto il diritto di scomparire..

È un fenomeno che affonda la sue radici in tempi lontani, parliamo addirittura del 1600, esploso poi dopo gli anni 90 con la bolla economica. Aspetto che nel Giappone di oggi è considerato tabù e volendo, possiamo dire allo stesso tempo “accettato”. Come direbbero molto probabilmente i giapponesi “shouganai” o “shikata ga nai” 仕方がない  “non ci possiamo fare niente”.

Per chi volesse approfondire, oltre al libro e all’articolo citato all’inizio, cercando su Google si trovano dei riferimenti a un paio di film (nulla in italiano, al più in inglese) come ad esempio il film documentario di Shouhei Imamura A man vanishes.

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YAKIUDON

Avevo iniziato una sezione dedicata alle ricette nel blog, poi però fin’ora ne ho inserite poche e niente.

Beh.. che ne direste ora di provare qualcosa di giapponese?? Magari qualcosa che non si trova frequentissimamente al ristorante (almeno in Italia)? Tra l’altro so che qualcuno, dopo un mio post della pagina facebook, la stava aspettando…non mi ero dimenticata ehh! Per facilitarvi vi metto la foto dei vari ingredienti, dove potrete vedere anche come sono scritti in giapponese, vi riporterò l’eventuale dicitura anche più sotto. Per i vegetariani o non amanti della carne volendo, potreste fare una piccola variante.. del tipo solo verdure, oppure verdure&gamberetti! Tenete conto che le dosi sono indicative, io mi regolo ad occhio, per cui seguite un po’ anche il vostro gusto.

Pronti?? allora YAKIUDON sia!

INGREDIENTI:

– 1 confezione di udon precotti (うどん) a testa. Non crescono, ecco perché una per persona, mi raccomando…non fatevi venire la malsana idea di tagliarli per cucinarli. Quelli precotti li riconoscete facilmente, non sono “secchi” bensì si presentano proprio come in foto, questo panetto di pasta appiccicoso. 

– 2 carote

– 1/4 di cavolo cappuccio bianco 

– straccettini di maiale sottilissimi.Quelli che vedete in foto sono circa 200 gr sottili tipo carpaccio per intenderci.. Se non trovate nulla di così sottile, potreste optare per della lonza che vi suggerisco di tagliare in pezzi più piccoli. Come scritto sopra, per eventuali vegetariani o non amanti della carne, solo verdure o eventualmente potreste provare coi gamberetti..

-salsa per yakisoba (焼きそば). A me piace molto, anzi direi forse quasi di più, anche con la salsa per okonomiyaki (お好み焼き)

-maionese a piacere (opzionale)

PROCEDIMENTO:

Tagliate le verdure a listarelle sottili, come in foto, che metterete poi a cuocere in una padella bassa e ampia, o in un wok, con un filo d’olio. Aggiungete un pochino d’acqua, solo il necessario per non fare attaccare tutto.

Quando le verdure inizieranno ad essere morbide, aggiungete la carne (ricordatevi, qualora si tratti di bistecchine di lonza, di tagliarle in pezzi più piccoli), dopo pochi minuti mettete gli udon. Vedrete che una volta tirati fuori dal loro sacchettino, vi ritroverete fra le mani un quadrato di pasta tutto appiccicato e tendente al colloso, mettetelo in padella così com’è. Non dovete tagliarlo, cercare di separarli e nemmeno bollirli. Ogni tanto girate e vedrete che la pasta si separerà. Se vedete ch’è veramente asciutta mettete un filo d’acqua. Dopo 3/4 minuti il vostro piatto è pronto! Vi basterà aggiungere la salsa yakisoba (焼きそば), per il quantitativo dipende dal vostro gusto, per cui assaggiate! Se gradite, potrete mettere sopra a piacere- magari fatelo una volta fatti i piatti così ognuno è libero di scegliere se aggiungerla o no- un po’ di maionese.

Ovviamente le salse e gli udon non avrete problemi a trovarli nei negozi che vendono prodotti giapponesi. Dato il tipo di salsa e pasta, in Italia, a meno che le cose non siano cambiate in questi 2 anni, non li troverete nei classici supermercati. Per ciò, per chi fosse a Milano, vi consiglio di andare da “Kathay”, ha 3 punti vendita, il migliore in assoluto si trova in zona Chinatown. Io andavo sempre là. Comunque ricordo che avevano anche la possibilità di ordinare online, al limite date uno sguardo al loro sito. Per chi invece si trova a Parigi, andate in uno nei minimarket asiatici dietro l’Opéra, nel quartiere giapponese, Rue Saint Anne e dintorni.

E ora pronte le bacchette??? Buon appetito, いただきます!

17 gennaio 1995, h. 5.46

20 secondi.. Cosa sono 20″? Niente.. se paragonati ad una giornata, a un anno, a un mese, alla vita intera. Non saremmo nemmeno in grado di dire cosa riusciamo a fare in così poco tempo, probabilmente… Forse solo chiudere una porta, trovare le chiavi nella borsa, cambiare canale..? Eppure a volte, anche se non ci pensiamo mai, 20″ possono essere interminabili, a volte sono abbastanza per dare una sterzata alla nostra vita, a volte sufficienti per sconvolgere l’esistenza..

Sono le 5.45 del 17 gennaio 1995 e Kobe, in buona parte, dorme ancora, complice il buio della notte che avvolge la città. Qualcuno inizia a intravedersi, girare per le strade illuminate dalle luci dei tanti negozi aperti 24 h, qualcun’altro è già in treno con gli occhi semi chiusi, la testa appoggiata al finestrino in cerca ancora di un’ ora di ristoro, molti, forse, si stanno rigirando nei loro futon. Sembra l’inizio di una tranquilla mattina come tante.

Ore 5.46.

La natura si affaccia prima del sole all’alba di questo giorno, con tutta la sua irruenza, la sua forza innata, che niente può contrastare.

Un boato, un’ oscillare fortissimo e incessante, rumore di cose rotte che cadono schiantandosi al suolo..e poi..il silenzio. Una città, intere aree circostanti, paesi quasi interamente distrutti, aperti in due, dilaniati fin nelle loro viscere più profonde. 6434 morti di cui oltre 4000 nella sola città di Kobe, oltre 300.000 sfollati. Tutto in meno di un minuto. Soli 20 secondi, perché di tutto quello che c’era non restasse più nulla.. 

È l’Hanshin Awaji daishinsai 阪神淡路大震災. Il grande terremoto di Kobe. 7.3° sulla scala Shindo (ovvero la scala giapponese che misura l’intensità del terremoto in un determinato punto). Hiro ricorda ancora gli incendi immediatamente divampati in varie zone della città, come tutto cadesse per sfracellarsi al suolo..

Questo enorme terremoto ha ulteriormente, e radicalmente, cambiato l’approccio del Giappone -allora già attrezzato, anche se forse non abbastanza- verso emergenze di questo tipo. Cambio di rotta essenziale per altre gravi situazioni che avvennero in seguito.

Dieci anni dopo, Kobe era già rinata, moderna, pulsante di vita, piena di negozi, ristoranti, insegne colorate e luci al neon.

Quando sono arrivata quì, ormai quasi un anno fa, sapevo di venire in un paese disgraziato. Non ci facciamo mancare nulla da queste parti. Centrali nucleari, tifoni, terremoti, vulcani… Pochi mesi dopo che arrivai, ci fù un grande terremoto nel Kyushu. Anzi due, la prima di circa 6° shindo, e la seconda di oltre 7..in meno di 48 h.. Anche lì fù terribile, ma il progresso, portato dell’incubo di ciò ch’è stato anni prima, ha aiutato a non rendere una situazione già difficile ben più dura.

È in momenti come questi, quando ti trovi in un paese che sai, attendere costantemente l’imprevedibile Nankai, quando le tue giornate scorrono nella stessa città dove, la sera prima, un folle ha deciso di farsi esplodere in nome di chissà quale Dio, é allora che inizi a capire davvero, cos’è, cosa vuol dire, quella paura che ti attanaglia le gambe e non ti farebbe mettere il naso fuori, nella speranza che già solo questo possa bastare, o che ancora ti porterebbe lontano, che butterebbe la tua vita in uno zaino e via, lontano da lì. É la stessa paura a cui sai però, di non poterla dar vinta. 

Tre giorni fa, l’anniversario della catastrofe ch’è stata l’hanshin Awaji daishinsai. Proprio mentre in Italia se ne stanno consumando altrettante..

Sono passati 22 anni da allora e come consuetudine, per non dimenticare, una cerimonia di commemorazione è avvenuta nella giornata del 17. Un minuto di silenzio alle 5.46 del mattino, accompagnato da una miriade di candele accese in canne di bambù.. Il tutto ripetuto poi alle 17.46. 

Sono andata ad Higachi Yuenchi Park, ma non sono rimasta ad attendere il minuto di silenzio, perché ero con Haruki che di sicuro tutto avrebbe fatto, meno che restare lì tranquillo. Era metà pomeriggio e le canne di bambù erano rimaste illuminate dalla mattina, un silenzio solenne regnava già nel parco e una fiumana di gente continuava ad arrivare, per accendere una candela, fare una preghiera o lasciare un messaggio…

Un pensiero va a tutte le vittime di questa e di tutte le grandi tragedie del mondo, per mano dell’uomo o della natura che sia. Uno ancor più speciale non posso che mandarlo all’Italia, a tutti coloro che sono rimasti vittime degli ultimi terremoti del 2016, e ancora, a coloro che lo sono in questi giorni, tra il terremoto nel centro e l’emergenza climatica, a chi ha perso qualcuno sotto quella maledetta slavina all’hotel… che tutte queste anime siano come foglie che volano libere e leggere nel vento.

**Le foto del terremoto sono prese da internet**